Il cuore non ha mai rughe, non ha che cicatrici.Il fatto che Valentina Fortichiari oltre che saggista sia stata a suo tempo nuotatrice agonista ha il suo peso in questo romanzo. Perché all’interno dell’invenzione lo sport preferito ha un ruolo preciso, se non determinante, perfettamente incastrato nei misteriosi ingranaggi di una storia ispirata dalla famosa scrittrice francese Colette, tornata di recente agli onori della cronaca per il film tratto dal suo Chéri.
È un viaggio a ritroso nel tempo fino all’estate del 1920 sulle spiagge della Bretagna e di fronte al mare di Saint-Malo, l’estate in cui Colette diventa amante di Bertrand, figlio adolescente del suo secondo marito. Una stagione breve e tormentata, nella casa di Rozven (la rosa dei venti) tra odori di salsedine, caffè macinato e verbena. Un momento della sua biografia che coincide con le imponenti maree di quelle latitudini («mare che va e viene, avanti e indietro, instancabile») e che dà corpo alla trama di Chéri, libro dapprima scritto e quindi vissuto. Con la storia che si svolge quando «il torbido ambiente di Chéri e delle Claudine» che a Bertrand «dava ai nervi» è in bozze, restituendo in tempo reale gli effetti della finzione.
permalink | commenti (inline) | commenti (popup)

![B[e]Side SQUILIBRI](http://feeds.feedburner.com/BesideSquilibri.1.gif)


























































I libri hanno gli stessi nemici dell'uomo: il fuoco, l'umido, le bestie, il tempo e il loro stesso
del mio dolore, oggi come ieri senza misura, senza ascolto, io venni pecora nera carica di desideri in un deserto senza erba a morire.
Il massimo del tempo della mia vita l'ho dedicato ai libri degli altri, non ai miei. E ne sono contento.


"Da piccoli abbiamo tutti vissuto su un'isola. Ogni caccia al tesoro presuppone un'isola con campi, muretti a secco e viottoli su cui saltellare. Tutte le volte che qualcuno si acceca mentre gli altri amici corrono a nascondersi, dietro a tronchi o aratri o in fessure tra due muri, si sperimenta la vita delle isole. Ogni bruciatura e bernoccolo avviene sempre su un'isola, tutte le volte che si guarda il cielo in attesa che arrivi qualcosa a portare novità, si tengono i piedi su un'isola.
I giorni sono propizi perché in una ideale "biblioteca degli oziosi" trovino posto
Sul muro dirimpetto c'è una carta geografica del mondo. È capovolta, con l'Antartide in alto. Si accorge che la fisso.
– Signore, siete un gran esibizionista. Io mi ero chiesto tante volte: ma perché ha fatto tutte quelle stelle? Se è vero che ha creato l'universo per gli uomini, manco in milioni di anni gli uomini potranno raggiungerle. E allora? E allora le avete fatte per voi, per dirvi «quanto sono bravo»; non nascondetevi dietro un dito!

«Noi partiamo da zero, e le parole no; che è la cosa importante, la più importante, sempre. Giacché, sebbene si cresca nella lingua, quando si iniziano a usare le parole per creare una narrazione la cosa è ovviamente tanto diversa dall'usare anche le stesse parole per dire "Pronto" al telefono, quanto lo è mettere la pittura sulla tela. Tentare questo salto nel buio è il motivo preciso per cui gli autori di narrativa scrivono. E di certo hanno scoperto quell'audacia, e concepito quel desiderio, dalla lettura [...].
Era un grande quadrato di venti piedi per venti, collocato al centro della stanza. La sua superficie era fatta di piccoli cubi di legno, di dimensioni variabili, ma grossi in media come un ditale, e legati per mezzo di un filo di ferro. Su ciascuna faccia di questi cubi era attaccato un pezzo di carta con su scritta una parola in laputiano. C'erano tutte le parole della lingua, nei loro differenti tempi, modi o casi, ma senza alcun ordine. Il professore mi pregò di fare attenzione, perché stava per far funzionare la macchina. A un ordine, ciascun allievo prese una delle quaranta manovelle di ferro disposte ai lati del telaio e le fece fare un giro brusco, in modo che la disposizione delle parole si trovò completamente cambiata; poi trentasei di loro furono incaricati di leggere a bassa voce le differenti righe che apparivano sul quadro, e quando trovavano tre o quattro parole che, messe l'una di seguito all'altra, costituivano un elemento di frase, le dettavano ai quattro altri giovani che servivano come segretari. Questa operazione fu ripetuta tre o quattro volte, e l'apparecchio era concepito in modo che, a ogni giro di manovella, le parole formassero combinazioni diverse, col girare dei cubi su se stessi [...]
Incatenata da 